Saxofonisti italiani da conoscere

Incontra i sassofonisti che animano la scena jazz italiana! 🎷🎵

Il rapporto dell'Italia con il sassofono è una storia di traduzione e reinvenzione: uno strumento nato nella Francia industriale del XIX secolo che ha trovato, nelle mani degli italiani, una voce al tempo stesso lirica, teatrale e ferocemente personale. I musicisti che seguono sono alcuni dei nomi che hanno contribuito a costruire quella voce, non perché suonino tutti allo stesso modo, ma proprio perché ognuno di loro ha trasformato la padronanza tecnica in un linguaggio espressivo distinto. Quelli che seguono sono ritratti narrativi che approfondiscono chi erano, come suonavano e perché il loro lavoro è ancora importante per chiunque sia interessato al sassofono italiano, al jazz in Italia o alla vita culturale più ampia dello strumento. 🎶

Fausto Papetti 

Lo strumento preferito di Papetti era il sassofono contralto, che trasformò in un veicolo di melodia e sentimento. Utilizzando principalmente sassofoni Selmer, noti per il loro tono rotondo e bilanciato, ha creato un suono caldo, vellutato e traspirante, con un vibrato sufficiente a conferire una qualità umana a ogni frase. Piuttosto che affidarsi a complesse improvvisazioni jazz, costruì la sua arte sulla chiarezza melodica e sul fraseggio emotivo. Ogni nota che suonava sembrava cantata piuttosto che soffiata, un approccio che divenne la sua firma.

La sua fama è arrivata con la pubblicazione degli album “Raccolta”, una lunga serie di raccolte che presentavano le sue interpretazioni al sassofono di canzoni famose. Titoli come Raccolta n. 1 (1960) e Raccolta n. 2 divennero rapidamente dei bestseller in Italia, Europa e America Latina. Questi dischi trasformarono successi pop e cinematografici in strumentali lussureggianti e romantici, spesso avvolti in arrangiamenti orchestrali da sogno. Tra le sue interpretazioni più famose ci sono “Love's Theme”, “Feelings”, “Emmanuelle”, “Strangers in the Night” e “Un Uomo e una Donna”.

Una delle sue registrazioni più amate, “Tema d'Amore”, cattura tutto ciò che ha reso Papetti speciale: un vibrato lento ed espressivo, un tono che sembra respirare e un fraseggio così lirico da sembrare vivo. Un'altra interpretazione di rilievo è la sua versione di “The Shadow of Your Smile”, in cui il suo sax contralto fluttua su una sezione ritmica delicata con il portamento di un cantante che pronuncia una ballata. Queste performance illustrano come Papetti possa prendere una melodia familiare e renderla profondamente personale, trasformando la cultura pop in puro sentimento.

Dietro l'apparente semplicità della sua musica si nascondeva uno straordinario controllo del respiro, dell'embouchure e della produzione timbrica. Il suo suono era intimo ma mai fragile, espressivo ma mai forzato. Preferiva le linee lunghe e fluide alle articolazioni taglienti e il suo vibrato delicato (lento e arrotondato) conferiva al suo modo di suonare un calore simile a quello della voce che pochi sono in grado di eguagliare.

Lo stile di Papetti è stato talvolta etichettato come “easy listening”, ma aveva una profondità molto maggiore di quella che questo termine suggerisce. Ha colmato il divario tra la raffinatezza del jazz e l'accessibilità del mainstream e, così facendo, ha contribuito a portare il sassofono nei salotti di milioni di persone. La sua musica veniva suonata nei caffè, nelle radio e come sottofondo alle serate romantiche, dando forma al modo in cui le persone di tutto il mondo associavano il sassofono all'amore e alla nostalgia.

Anche a distanza di decenni dalla sua scomparsa nel 1999, le registrazioni di Fausto Papetti continuano a risuonare. Il suo sassofono rimane una voce senza tempo: malinconica ma confortante, elegante ma semplice. Nella lunga storia della musica italiana, Papetti ci ricorda che il sassofono non è solo uno strumento jazz ma anche un contenitore di emozioni pure. Il suo suono, con il suo inconfondibile fascino italiano, sussurra ancora dolcemente attraverso le generazioni.

Fausto Papetti - 15 Exitos (Recopilación de Saxofón)

Gianni Basso

Se Fausto Papetti era la voce del romanticismo, Gianni Basso era il cuore pulsante del jazz italiano. Nato ad Asti nel 1931, viene spesso ricordato come il vero padre della tradizione italiana del sassofono jazz, un musicista il cui suono era al tempo stesso elegante e soul. Il suo tono era morbido ma forte, pieno di calore e profondità, e il suo fraseggio mostrava l'influenza di maestri americani come Stan Getz e Zoot Sims, che ammirava profondamente.

Basso iniziò a suonare dopo la Seconda Guerra Mondiale, esibendosi in big band prima di ritagliarsi un posto nella crescente scena jazz italiana. La sua collaborazione con il trombettista Oscar Valdambrini divenne leggendaria: insieme crearono il Quintetto Basso-Valdambrini, un gruppo che fondeva perfettamente la raffinatezza del cool jazz con la sensibilità lirica così caratteristica dei musicisti italiani.

Quando si ascolta il sassofono tenore di Basso, ciò che risalta è l'equilibrio: Corposo ma gentile, espressivo ma mai esagerato. Suonava con controllo e scopo, preferendo la chiarezza alla spettacolarità e lasciando sempre che fosse la melodia a fare da padrona. I suoi album, come Basso-Valdambrini Quintet (1959) e New Sound from Italy (1960), sono ancora oggi punti di riferimento del jazz europeo, in quanto catturano quell'inconfondibile mix di swing e delicatezza.

Ma forse ciò che rendeva Basso davvero speciale era la sua capacità di collegare mondi. Ha costruito ponti tra il jazz italiano e quello americano, suonando al fianco di leggende come Chet Baker, Buddy Collette e Clark Terry, guadagnandosi il loro rispetto per il suo approccio lirico e onesto. La sua musica non si basava sulla velocità o sul flash, ma sulla verità, formulata una nota alla volta.

Quintetto Gianni Basso

Gianni Bedori: “Johnny Sax”

ochi sassofonisti italiani hanno lasciato un segno così profondo e sfaccettato come Gianni Bedori, noto al grande pubblico come Johnny Sax. Nato a Mantova nel 1930, Bedori era un musicista di rara versatilità, a suo agio nel mondo del jazz, del pop e della composizione contemporanea. Nel corso della sua lunga carriera, è diventato un ponte tra i generi, dimostrando come il sassofono possa esprimere sia la padronanza tecnica che la profondità emotiva.

La formazione formale di Bedori al Conservatorio di Milano, dove ha studiato clarinetto e sassofono, ha posto le basi per il suo eccezionale controllo e tono. I suoi primi lavori negli anni '60 con Giorgio Gaslini, uno dei principali compositori d'avanguardia italiani, lo posizionarono come un serio artista jazz. Album come Nuovi Sentimenti (1966) e Gaslini Plays Monk (1971) evidenziano il fraseggio espressivo di Bedori e il suo approccio senza paura all'improvvisazione. Il suo tono (rotondo, articolato e pieno di carattere) riflette una profonda comprensione della disciplina classica e della libertà del jazz.🤘🏼

Negli anni “70, Bedori si reinventò con il nome di Johnny Sax, pubblicando una serie di album che fondevano la sensibilità jazzistica con il fascino popolare. Dischi come Johnny Sax (1971), Johnny Sax n.2 (1972) e Johnny Sax a modo mio (1973) ebbero un enorme successo in Italia e non solo. Le sue interpretazioni di temi come ”Love Story“, ”Aria di Casa“ ed ”Emmanuelle" catturarono l'immaginazione degli ascoltatori con il loro calore lirico e la loro qualità cinematografica.

Ciò che distingueva Bedori tra i sassofonisti italiani era la sua capacità di muoversi senza sforzo tra la sperimentazione artistica e il successo mainstream. Mentre i suoi contemporanei, come Fausto Papetti, si sono concentrati principalmente sull'easy-listening romantico, Bedori ha mantenuto vivo il suo legame con il jazz, incorporando spesso passaggi improvvisati e ricchezza armonica nelle sue opere popolari.

Tecnicamente, Bedori era un musicista completo. Padroneggiava diversi strumenti: Saxofono tenore, clarinetto e flauto, Spesso li stratificava nei suoi arrangiamenti per creare texture lussureggianti. Il suo suono si distingueva per la precisione e le sfumature espressive: chiaro ma risonante, lirico ma controllato. Pochi musicisti erano in grado di passare da una ballata intima a un'improvvisazione d'avanguardia con una tale naturalezza.

Tra i suoi progetti più ambiziosi, Dedicated to Picasso (1973) spicca come testimonianza della sua profondità creativa. In quest'opera, Bedori esplorò l'intersezione tra jazz, composizione moderna e arte visiva, rivelando la sua visione più ampia come compositore e pensatore. Nel corso della sua carriera, Gianni Bedori ha contribuito in modo significativo a plasmare il suono della musica strumentale italiana del XX secolo. Non solo ha elevato il ruolo del sassofono all'interno del jazz, ma lo ha anche reso una voce centrale nella cultura popolare e artistica italiana.

Johnny Sax - Snoopy 1974

Stefano Di Battista: Innovatore del jazz italiano moderno

Nato a Roma nel 1969, Stefano Di Battista rappresenta una generazione di sassofonisti italiani che combinano precisione tecnica e narrazione espressiva. Ha iniziato a suonare il sassofono a tredici anni, esibendosi in gruppi locali che hanno plasmato il suo senso di ensemble e fraseggio musicale. Le influenze di Art Pepper e Cannonball Adderley, insieme alla guida del defunto sassofonista contralto Massimo Urbani, lo hanno aiutato a sviluppare una voce melodica, flessibile e radicata nella tradizione jazzistica.

La prima carriera di Di Battista è stata segnata dal suo trasferimento a Parigi all'inizio degli anni '90, dove si è unito all'Orchestre National de Jazz e si è esibito al fianco di importanti musicisti europei e americani. Queste esperienze hanno ampliato la sua comprensione delle dinamiche d'insieme, dell'improvvisazione e delle sfumature tonali, permettendogli di fondere la sensibilità musicale italiana con le pratiche del jazz internazionale.

La sua carriera discografica dimostra versatilità e coerenza. Album come Volare (1997) e A Prima Vista (1998) hanno introdotto il suo approccio lirico, mentre l'autoproduzione Blue Note del 2000 e Round About Roma (2002) hanno esplorato le strutture orchestrali insieme al suo quartetto. Progetti come Parker's Mood (2004) rendono omaggio alla tradizione bebop, mentre Morricone Stories (2021) interpreta la musica da film italiana con fraseggi jazz, evidenziando la sua capacità di fondere melodia, improvvisazione ed eredità culturale.

Di Battista suona principalmente sassofoni contralto e soprano, prediligendo un contralto Selmer Mark VI con un bocchino Meyer 6M e un soprano Yamaha 62R con un Otto Link 6*. Il suo timbro è equilibrato, chiaro ed espressivo, con un'articolazione precisa che permette alle sue improvvisazioni di rimanere liriche senza eccessivi abbellimenti. Il suo modo di suonare riflette un attento equilibrio tra influenza bebop, sensibilità melodica e interpretazione personale, rendendo il suo lavoro accessibile ma tecnicamente informato.

In Italia, Di Battista è riconosciuto come una figura centrale del jazz moderno, mentre a livello internazionale è apprezzato sia per le sue registrazioni che per le sue esibizioni dal vivo. La sua musica costituisce un riferimento pratico per i sassofonisti, dimostrando come combinare il controllo del tono, il fraseggio melodico e l'interazione d'insieme in un contesto professionale. Facendo da ponte tra l'eredità musicale italiana e il jazz contemporaneo, Stefano Di Battista si è affermato come sassofonista il cui lavoro è influente e istruttivo per i musicisti che cercano un approccio ponderato e moderno allo strumento.

Stefano Di Battista "Tu Vuo' Fa' L'americano" | Jazz in Marciac 2025

Max Ionata, figura di spicco del sassofono jazz italiano contemporaneo.

Nato nel 1972, Max Ionata è emerso come uno dei sassofonisti italiani più importanti della scena jazz contemporanea. In un tempo relativamente breve, si è guadagnato il riconoscimento sia per la sua padronanza tecnica che per il suo fraseggio espressivo, esibendosi ampiamente in tutta Italia e a livello internazionale. Ionata ha contribuito a oltre 70 registrazioni, collaborando con una vasta gamma di artisti nazionali e internazionali, e si è costruito una reputazione particolarmente forte in Giappone, dove la sua musica risuona profondamente con il pubblico del jazz.

Ionata è a capo di diversi progetti e mantiene collaborazioni continue con alcuni dei musicisti più rispettati del jazz, tra cui Robin Eubanks, Reuben Rogers, Clarence Penn, Lenny White, Billy Hart, Joe Locke, Anne Ducros, Steve Grossman, Mike Stern, Bob Mintzer, Bob Franceschini, Hiram Bullock, Joel Frahm, Miles Griffith, Anthony Pinciotti, Jon Cowherd e John Benitez. In Italia ha lavorato con artisti rinomati come Dino Piana, Roberto Gatto, Dado Moroni, Stefano Di Battista, Gegè Telesforo, Giovanni Tommaso, Flavio Boltro, Furio Di Castri, Fabrizio Bosso, Enrico Pierannunzi, Mario Biondi, Ornella Vanoni, Sergio Cammariere e Renzo Arbore. Queste collaborazioni riflettono la sua versatilità e l'alta considerazione di cui gode presso i colleghi musicisti.

La presenza internazionale di Ionata è significativa. Si è esibito nei principali jazz club e festival in Giappone, Cina, Paesi Bassi, Inghilterra, Francia, Polonia, Spagna, Portogallo, Serbia, Svizzera, Danimarca, Germania, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Perù e Stati Uniti, dimostrando costantemente il fascino globale della sua musica. Le sue esibizioni combinano chiarezza melodica, precisione ritmica e profondità emotiva, offrendo al pubblico un'esperienza jazz raffinata ma accessibile.

Principalmente sassofonista tenore, Max Ionata si distingue per un timbro corposo con un bordo leggermente arrotondato, che gli permette di affrontare con chiarezza sia le ballate che le linee bebop più veloci. Enfatizza il fraseggio orizzontale, dando spesso forma a linee lunghe e cantilenanti che collegano i cambi di accordi in modo naturale, piuttosto che affidarsi all'improvvisazione verticale basata sull'arpeggio. Il suo controllo sulla dinamica è sottile ma deliberato, utilizzando micro-spostamenti dinamici e accenti guidati dal respiro per evidenziare la tensione e il rilascio all'interno di una frase. Dal punto di vista armonico, bilancia il vocabolario bebop con il linguaggio modale e contemporaneo, incorporando spesso toni cromatici di passaggio, risoluzioni ritardate e salti intervallari per aggiungere colore senza perdere la coerenza melodica.

Max Ionata and Friends "Bitter Head" Blues in Eb

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Buona lettura! 
Team musicale Odisei

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